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Distilleria Nardini

Distillatori del tempo

Intervista a Cristina, Angelo e Antonio Nardini

A Bassano del Grappa l’incontro con la straordinaria famiglia Nardini, produttori di grappa da 238 (!) anni. Nel corso dell’intervista passiamo dalle avveniristiche "bolle" di Fuksas alla "bottega" sul ponte vecchio - anno 1779 - alla New York mixologica del futuro, tatuata e giovanissima, sfidando cronologia e convenzioni.
Questa famiglia di alchimisti ha ammaestrato il tempo! Una storia di passione per la propria cultura che passa anche attraverso lo stretto rapporto con l'arte della propria epoca, anticipandone l'evoluzione.
Cristina, Angelo, Antonio sono… viaggiatori del tempo, settimo anello di una dinastia di visionari umanisti e mecenati che ci trascinano nel futuro col sorriso sulle labbra e una gentilezza disarmante.


 

Angelo Nardini

Amministratore delegato - ci parla delle origini
La famiglia Nardini ha guidato ininterrottamente questa azienda per 238 anni. Mi racconta com'è nata l’avventura?

Storicamente siamo la distilleria più vecchia d’Italia. La nostra licenza risale al 1779, quando il nostro antenato Bartolo scese dalla val di Cembra in Trentino e si fermò qui. Comprò il locale sul ponte, dove siamo presenti ancora oggi, e fondò la prima distilleria di grappa “stabile”.
Fino ad allora si distillava con dei piccoli alambicchi ambulanti, montati sui carretti. Quel luogo era un crocevia di genti e di commerci. Bassano rimane proprio allo sbocco della Val Sugana, principale via d’accesso dalla pianura Padana verso i paesi nordici, ma anche luogo di passaggio di coloro che viaggiavano lungo l’asse Est-Ovest tra Lombardia e Veneto.
Qui fiorirono anche altre aziende importanti, come le stamperie della famiglia Remondini, che realizzarono la prima etichetta della Grappa Nardini, quella con la figura del ponte vecchio che usiamo ancora oggi dopo 238 anni!

Come si è evoluta la proposta dell’azienda nel corso degli anni?

Il nostro business principale è e rimane la distillazione di grappa. Nel tempo gli si sono affiancati dei liquori, tra cui la nostra storica “tagliatella” o “l’acqua di cedro”, e il nostro aperitivo che è il “mezzo e mezzo”. In questi giorni stiamo invece lanciando una nuova linea di grappe, la “Selezione Bortolo Nardini”

Da dove arrivano le vinacce che distillate?

Sono tutte locali, del territorio pedemontano da Vicenza al Friuli occidentale, con una maggioranza di Cabernet Sauvignon e Merlot, quindi di bacca rossa, e una piccola quantità di pinot bianco e “friulano” (una volta Tocaj) a bacca bianca.

Tra cugini, come vi siete distribuiti i ruoli all’interno dell’azienda?

La nostra famiglia è molto allenata per quanto riguarda i cambi generazionali (!). Il primo grande segreto è la volontà di andare d’accordo, a tutti i costi. Per riuscirci occorre mettere l’attività imprenditoriale al primo posto.
Attualmente, noi cugini della settima generazione abbiamo ciascuno un ruolo definito e specializzato, e anche se non siamo intercambiabili, cerchiamo sempre di scambiarci le nostre impressioni e di condividere le nostre idee sulla conduzione dell’azienda. Le decisioni importanti cerchiamo di prenderle tutti insieme.

Chi sono gli altri membri della famiglia presenti in azienda?

Oltre a Cristina ed Antonio, c’è anche un altro cugino, Leonardo. Stiamo comunque già preparando l’ottava e la nona generazione!

Come vede l’evoluzione di questo settore?

Negli anni scorsi c’è stato un periodo di stanchezza, oggi con l’approccio al mondo del “miscelato”, della “mixologia” (cocktail ndr) le cose vanno molto meglio. Noi siamo stati tra i primi a sperimentare la grappa e gli altri nostri prodotti, con successo.
Questo fa parte del nostro modo di seguire il mercato, e di trovare nei periodi di difficoltà un motivo di vivacità. Non dobbiamo dimenticarci poi che il nostro Paese, l’Italia, gode all’estero di grande appeal. Tutti i produttori di eccellenza italiana sono guardati con ammirazione e come modello di riferimento, dall’abbigliamento, alle macchine, al cibo, al vino, ai distillati.

 

Antonio Guarda Nardini

Responsabile del settore esteri, con lui approfondiamo il tema del futuro e della mixologia.
Nardini da 238 anni, praticamente l’antitesi delle start-up! Si rende conto che siete totalmente disallineati? Quando avete inaugurato “le bolle” vi hanno dato dei matti, ma voi guardate al futuro...

Con questa struttura moderna, “le bolle”, che si aggiunge alla vecchia grapperia del ponte, locale storico d’Italia, diamo un po’ il senso della nostra filosofia e anche della nostra attività.
Da un lato l’assoluto rispetto per le nostre radici, che affondano nel passato, con la nostra bottiglia e la nostra etichetta immediatamente riconoscibili, dall’altro una forte spinta verso l’innovazione e il futuro.

Come va la grappa all’estero?

Nel settore di fascia alta, oltre l’80% della produzione è consumata in Italia. Questo rappresenta per noi una enorme opportunità di crescita nel resto del mondo.
Già nel 2009 feci pubblicare a Londra un libro intitolato “Grappa Handbook” (Il manuale della grappa) nel quale si spiegava cosa fosse la grappa e la si introduceva come elemento nei cocktail.
Con nostra fortuna fu accolto molto bene dal mondo dei mixologist, un settore in continua crescita che sta vivendo un momento di grande fermento. Siamo agli inizi e dobbiamo assolutamente cavalcare questo trend, a costo di passare per matti, appunto.

Cos’è un mixologist? Sembra uno che cura le verruche…

(Ride) Effettivamente. Un giornalista una volta mi chiese quale fosse la differenza tra un barman e un mixologist. “Il numero di tatuaggi e di piercing!” risposi.
Sta di fatto che, a livello internazionale, si stanno sviluppando questi eserciti di ragazzi con una cultura pazzesca, e con una curiosità incredibile per quanto riguarda gli ingredienti, i “botanicals” come li chiamiamo. L’idea è quella di portare avanti il discorso del “bere miscelato”, e questo ci sta aiutando a far conoscere anche gli altri nostri prodotti. In questo modo promuoviamo non solo il prodotto grappa, ma anche il brand Nardini.

Quanto è adatta la grappa ad essere “miscelata”? La grappa ha un gusto molto particolare, e una forte personalità…

Proprio qui sta la sua forza! Mentre la vodka aggiunge solo tasso alcolico, la grappa aggiunge qualcosa.
Dale DeGroff, uno dei guru della mixologia mondiale, fu tra i primi ad accorgersene. Creò il cocktail “fiori di ruta”, con fragole, prosecco e la nostra grappa alla ruta. Il fatto di essere un’azienda storica aiuta molto, perché il “marchio storico” ha una valenza, un aspetto che da credibilità.

C’è quindi un riavvicinamento dei giovani alla grappa?

Sicuramente, però meno nell’uso abituale e più in versione miscelata.

Non avete però rinnegato le radici legate alla tradizione, come l’associazione grappa-alpini…

Qualcuno ha cercato di sminuire la grappa come “bevanda da alpini”, come se gli alpini fossero dei rozzi ubriaconi. Non è così, e noi amiamo e rispettiamo i nostri alpini.
La grappa rimane l’unico distillato di bandiera italiana, e di questo andiamo fieri. Con un gruppo di nove aziende, tutti “liquoristi”, abbiamo creato “The spirit of Italy” presentandoci uniti sui mercati internazionali.

Chi è il concorrente più temibile della grappa nell’ambito del miscelato?

In questo momento la Tequila. Loro sono più avanti di noi perché hanno iniziato prima e possono vantare dei cocktail storici come il Margarita. Invece per la grappa riserva siamo più in concorrenza con brandy e cognac, specie nei paesi asiatici.

Distilleria Nardini
Distilleria Nardini - Bassano del Grappa
Antonio Guarda Nardini
Distilleria Nardini
 

Cristina Nardini

Responsabile finanziaria, ci parla di arte e cultura.
Vogliamo parlare del rapporto dei Nardini col mondo dell’arte?

Il segreto della longevità di una azienda pluricentenaria sta nella sua capacità di essere contemporanea e proiettata verso il futuro, anticipando i tempi. Il futuro ha bisogno di radici, e nelle nostre radici c’è un forte legame con l’arte e con la cultura.
Credo che trasmettere cultura sia un obbligo per una famiglia storica e radicata nel territorio come la nostra. Oltre alla collaborazione con la Peggy Guggenheim Collection, sul territorio abbiamo sostenuto giovani street artist cui abbiamo dato degli spazi per potersi esprimere.
La nostra vecchia distilleria, il “garage”, è stata data in uso gratuito al comune di Bassano, che vi organizza spettacoli di danza e teatro contemporaneo. Il Garage Nardini, struttura unica nel Veneto, è ora entrato in un circuito internazionale e viene utilizzato tutto l’anno.

Questo non è solo mecenatismo nel senso classico, è anche un modo per voi di cogliere lo Zeitgeist della nostra epoca e capire i trend culturali giovanili?

Ci piace molto essere a contatto con i giovani, quindi cerchiamo di dare loro la possibilità di frequentare dei luoghi dove possano esprimersi e comunicare anche con noi il loro modo di rapportarsi con la loro epoca.
Per noi è molto importante anche perché abbiamo un prodotto che si sta legando sempre di più al mondo della mixologia, quindi cerchiamo capire come si sta muovendo il mondo giovanile.

A parte il mecenatismo, voi stessi vi siete messi in gioco con arte e cultura. Siamo appena stati alle Bolle. Com’è nata la collaborazione con Fuksas?

All’origine di tutto c’è stata la necessità di ampliare il laboratorio di analisi, e dato che si doveva costruire una struttura ex novo, abbiamo pensato di fare anche un luogo dove accogliere visitatori e clienti. Da lì a poco ci sarebbe stata anche la ricorrenza dei nostri 225 anni.
Era un po’ un regalo di compleanno. Abbiamo pensato ad un architetto di fama internazionale, ma italiano. All’epoca, era il 2001, i due nomi italiani di maggior rilievo erano Renzo Piano e Massimiliano Fuksas. Fuksas fu il primo a rispondere…

C’è anche una Cristina Nardini ristoratrice. Quali i suoi progetti in questo ambito?

Il primo è nato a Ragusa Ibla, insieme ad uno chef stellato (“i banchi”, un risto-bottega nel cuore barocco della città ndr), e nasce dalla volontà di collegare idealmente il mondo del beverage a quello del cibo.
A Pasqua apriremo a Venezia. Qui c’entra di nuovo l’arte e il design, con una cucina veneta contemporanea. Ci sarà anche il mondo della mixologia, così come ci sarà anche nel progetto di Bassano che sarà il nostro locale “flagship”.
Una grapperia in chiave moderna, rivolta ai giovani e con una proposta di cucina di stagione e del territorio veneto, con influenze fusion.

Le Bolle

Inaugurate nel 2004, Le Bolle sono state create con materiali e forme che ricordano l’attività di distillazione: le bolle leggere che “salgono” come il vapore; l’acqua che scorre limpida come il distillato, Il legno per l’invecchiamento, il cemento che rappresenta la materia prima grezza; c’è anche l’acciaio dei serbatoi ed il vetro delle bottiglie.
La struttura scende per molti metri sotto terra, e pesca l’acqua da un pozzo per realizzare lo specchio d’acqua corrente sul quale poggia la struttura che accoglie i laboratori di ricerca, spazi per ricevimenti, un auditorium di cento posti con alte vetrate, e un’ampia cucina.
Tutti questi elementi sono collegati da un ascensore obliquo a cremagliera interamente vetrato.

Bassano del Grappa
Bassano del Grappa
Distilleria Nardini
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Nardini on-line:
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Ponte Vecchio, 2 - 36061 Bassano del Grappa (VI)
Tel. +39 0424 227741
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