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Pierre Ley
Pierre Ley
29 Giugno 2017
Antonella Clerici
Antonella Clerici
29 Giugno 2017

Taitù, la rivoluzione gentile del colore

Questa è una storia a lieto fine, o a lieto inizio a seconda di come la si voglia guardare, perché in effetti lo storico marchio Taitù, emblema dell’eleganza giocosa e colta della tavola italiana nel mondo, rischiava di scomparire, per sempre. L’incontro tra la regina dei numeri, Marina Vago, e la leggendaria imperatrice d’Etiopia Taitù, moglie di Menelik, è stato galeotto. Così da poco più di un anno Taitù si è ripresentata alla grande sulla scena internazionale, a rivendicare il suo posto di ambasciatrice del design e dell’eccellenza italiana. Continua quindi quella rivoluzione gentile del colore iniziata sessant’anni fa con il fondatore Emilio Bergamin nell’emporio di via Bigli, a due passi da via Montenapoleone. Il concetto ancora oggi è all’avanguardia, e idealmente raggiunge le nuove teorie di Marchesi: il maestro ha deciso di non “appesantire” più i suoi piatti con contorni, decorazioni, foglioline o germogli al di fuori dei componenti centrali della ricetta, ma di dipingere [!] quegli elementi direttamente sulla porcellana. Nuova frontiera o antica ispirazione, le colorate porcellane di Taitù mettono tutti d’accordo in quanto a freschezza e gioia di vivere, e i recenti successi di Ambiente a Francoforte, e parigini a Maison&Objet ne sono la riprova, oltre alle collaborazioni prestigiose con nomi quali Alain Ducasse, ne sono la riprova. Abbiamo incontrato Marina Vago, nuova proprietaria e CEO, insieme al direttore commerciale Fulvio Lanzone, nella showroom di Cormano.


 
Com’è arrivata a questa scelta imprenditoriale, lontana dal suo campo di specializzazione?

Io provengo dal marketing finanziario, bancario e assicurativo. In Bocconi sono stata ricercatrice in marketing per un paio d’anni e poi mi sono dedicata al mondo aziendale, sia in banca sia in compagnie di assicurazione e in società di gestione del risparmio. Mi sono divertita molto perché mi piace il marketing, che è applicabile a qualsiasi realtà, naturalmente con i dovuti adattamenti, ma avevo voglia, nascendo da una famiglia di imprenditori, di avere una mia realtà aziendale. Stavo seguendo un progetto di food financing sull’Expo, e mi era sembrata una buona idea coinvolgere anche Taitù, di cui ero cliente da sempre. Sono entrata in contatto con la proprietà che mi ha comunicato l'intenzione di chiudere per motivi personali. Si sono così incontrati la mia voglia di imprenditorialità e un’azienda che ammiravo da sempre per la bellezza e il design. Con mio marito abbiamo deciso di tentare l’avventura. Abbiamo aggiunto “Milano” al logo per caratterizzare il marchio col design italiano. Mi è sempre piaciuto il mio lavoro di marketing finanziario, ma devo dire che il design è molto più divertente. Tutti i collaboratori, tutti coloro che entrano in Taitù vivono questo entusiasmo. La caratteristica per lavorare in Taitù è la passione. Bisogna avere tanta passione per il settore e per il progetto in crescita. Deve essere il denominatore comune. Siamo tutti entusiasti del nostro lavoro.

Una passione che si sta anche concretizzando nella nascente “Taitù Academy"?

Sì, la nostra chief designer, Silvia Cabassa, che è in azienda da 25 anni ed è rimasta a bordo della nuova Taitù, sta facendo crescere un vivaio di giovani che la stanno aiutando nella creazione dei decori.

Come nasce l’ispirazione?

Dal lavoro di squadra, dal bisogno di creare specifici oggetti in funzione delle richieste del mercato, delle esigenze di Taitù e dell’evoluzione dei gusti. C’è una fase di profonda analisi che può significare leggere le bibliografie passate e tutto quello che c’è da studiare riguardo ai decori da realizzare. Avviene poi lo studio del nome, sempre in team con sessioni di brainstorming che coinvolgono anche la rete di vendita per raccogliere gli spunti del mercato e orientare il team di design.

Un po’ come disegnare una collezione di altra moda?

Sì, i punti di contatto sono molti. Ora stanno nascendo tre collezioni che saranno presentate a settembre. Nasceranno anche delle collezioni Taitù-Home, che dalla tavola si spostano alla casa. Oggetti di arredamento con i decori di Taitù ma trasposti ad altri materiali come tessuti, vetro, ferro.

 
Anche in questo il parallelo con la moda è molto evidente, mi viene in mente Missoni. Collaborate anche con dei cuochi?

Sì, Alain Ducasse è nostro cliente da decenni. Per i suoi ristoranti ha comprato le nostre collezioni per il caffè, i segnaposto e altra oggettistica. Abbiamo avuto come cliente “Da Vittorio”, abbiamo collaborato con Aimo e Nadia per il lancio della collezione “Prati italiani”, per cui sono state create delle ricette specifiche. Gli chef hanno sempre avuto la necessità di questa simbiosi tra l’arte dell’alta cucina e l’arte del piatto inteso come contenitore, intuendo che si può creare così un connubio molto sinergico. Vedere una bellissima ricetta in un piatto bianco non è la stessa cosa che vederla in un piatto “ambientato”. Credo che in futuro gli chef di alto livello si orienteranno sempre di più verso questi pezzi d’arte che possono valorizzare ulteriormente le loro ricette. La cosa bella è vedere come si sposano bene delle ricette create con “prodotti” della natura con i “temi” della natura che sono oggetto dei decori di Taitù.

Passando al lato commerciale, com’è organizzata la vendita? quali canali usate? siamo nella moda, ci sono delle presentazioni delle collezioni? dove andate a scovare di norma i vostri clienti?

Risponde Fulvio Lanzone: ci rivolgiamo innanzitutto ai negozi di Home Design. Abbiamo una rete di agenti plurimandatari in tutte le regioni italiane che loro hanno reti di negozi che trattano sia tableware sia oggettistica. Lo sforzo ulteriore che noi facciamo, per essere efficaci, è quello di andare a identificare bene il cliente potenziale, essendo i nostri prodotti di alta gamma. Dopodiché stiamo aprendo importanti canali come quello dell’Horeca [il cosiddetto professionale “Hotel, Restaurant, Catering”] ndr]. Alla fiera di Homi [la più importante del settore, che si svolge annualmente a Milano ndr] siamo entrati in contatto con un importante hotel 5 stelle di Dehli con il quale stiamo ora trattando la fornitura dei nostri prodotti. La clientela è internazionale, il nostro prodotto va benissimo in Medio Oriente e in Europa, mentre nei paesi scandinavi fa un po’ più di fatica poichè in quell'area i gusti sono molto più essenziali. Grande soddisfazione anche in Sudamerica. Puntiamo inoltre ad alcuni canali “contract”, come quello degli architetti e dei designer che realizzano nuove strutture.
Marina: Saremo presenti a settembre anche al salone nautico di Cannes, nel segmento del lusso, perché le nostre porcellane, i nostri decori, vanno benissimo per l’arredamento degli yacht.

Quanti pezzi producete?

Circa diecimila. La nostra è una realtà di ri-start-up perché ho rilevato l’azienda a gennaio dell’anno scorso, ma naturalmente era come se si ripartisse da zero. Erano rimasti solo il brand e i decori storici, che ora sono la nostra forza oltre ai nostri nuovi design.

TAITÙ
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Come vi raccontate?

Siamo l’unica società rimasta in Italia che propone porcellane di alto livello con decori così caratteristici. Come marchio italiano di alto target è rimasta solo Taitù, le altre aziende più famose sono state acquisite da società estere. Anche rispetto ai competitor internazionali, il posizionamento di Taitù è unico Gli elementi che ci differenziano sono proprio i decori: ciò che emerge rispetto al grande classicismo degli altri brand è il nostro approccio senz’altro più moderno, che ha come protagonista la natura, oltre a disegni e decori geometrici, astratti, rinascimentali, ma comunque sempre con una forte connotazione. L’immediata riconoscibilità e unicità di Taitù è confortata dal feedback dei nostri negozianti, per i quali, “come Taitù c’è solo Taitù”.

Invece come vi riconoscete, voi, nella regina Taitù?

Taitù era la regina etiope che puntava su “colore, bellezza e libertà” e difatti è un po’ lo slogan di Taitù. Il logo rappresenta le “t” di Taitù sotto diverse angolazioni. Riprendendo il discorso di come il marchio si caratterizza, direi senz’altro per un posizionamento unico legato al decoro. L’altro elemento di distinzione è quello dell’innovazione che ha sempre caratterizzatoTaitù, da sessant’anni a questa parte. E’ stata la prima a lanciare il colore sulla tavola, la prima a lanciare il concetto di “mix and match”, su cui contiamo tantissimo anche oggi perché è un’evoluzione rispetto al concetto classico di uguaglianza di tutti i posti-tavola tipico dei competitor. Sono stati inoltre introdotti i “pluri-decoro” e i decori “a matrice”, per cui si intrecciano i colori con i soggetti che vi vengono rappresentati. Per sfruttare al meglio questo concetto abbiamo inserito, nel nostro sito appena rifatto, un “configuratore” che si chiama “Crea la tua tavola”. Si inizia scegliendo la “base tavolo”, più romantica, più elegante, più rustica. Sulla destra dello schermo ci sono poi tutte le collezioni, distinte per item: segnaposto, dinner, coupe. Si trascinano infine col mouse i pezzi che si desiderano sui due posti segnati sulla tavola, mixando a proprio piacimento le collezioni e divertendosi a creare la propria tavola. Funziona un po’ come un configuratore delle macchine. Siamo stati i primi a fare una cosa del genere nel nostro settore.

Quali sono i canali di comunicazione usati da Taitù?

Oltre al sito organizziamo anche eventi, ma crediamo molto nel web e nei social perché ci danno un ottimo riscontro. Facciamo moltissimo uso di newsletter, che hanno anche un ruolo interattivo. In questo momento pubblichiamo “la vetrina del mese” con i nostri prodotti, così rendiamo partecipe anche la nostra rete di vendita, che, a sua volta, può girare la newsletter anche ai propri clienti. Siamo un’azienda social in tutti i sensi. Ultimamente una blogger ha pubblicato un pezzo interessantissimo nel quale ha manifestato l’entusiasmo nel ritrovare gli oggetti Taitù, un marchio che negli ultimi anni era un po’ sparito dalla scena per i problemi della vecchia proprietà. Questo dimostra l’affetto per il nostro brand. In fiera i negozianti che si avvicinavano allo stand mi dicevano quanto fosse bello il ritorno di Taitù perché nei negozi era venuto a mancare il colore. Questa è un po’ la sintesi di Taitù, il colore.

 
TAITÙ
Viale Borromeo, 2, 20032 Cormano (MI)
Tel. +39 02 9078 0606
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Pierre Ley
Pierre Ley
Madre francese, padre belga, nascita svizzera, laurea in Inghilterra, studi in Spagna; in vita sua ha fatto l'analista politico per la Ue, il cantante, il giocoliere, il copywriter pubblicitario, il critico gastronomico...
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